
(MARENEWS) – Roma 24 gen. 2012 - Il Comitato scientifico dell'associazione ambientalista Mare Amico che da decenni studia l'ambiente marino e le problematiche dell'impatto dei trasporti marittimi, ha esaminato la recente tragedia della "Costa Concordia" trovando conferma a quanto evidenziato nelle ultime "Rassegne del Mare" tenute dall'Associazione (Alghero 2010 e Siracusa 2011) circa la necessità di supportare le politiche integrate marittime elaborate a livello internazionale e dell'Unione europea. In particolare, approntare una pianificazione dello spazio marittimo, inteso come processo nel quale le autorità pubbliche analizzano e stabiliscono la distribuzione spazio-temporale delle attività umane nelle zone marine per conseguire obiettivi ambientali, economici e sociali.
Due gli aspetti fondamentali, collegati all'incidente della Concordia, che il Comitato ha messo in luce nel documento conclusivo dell'analisi nel quale si propongono alcune misure politiche
- Aspetti ecologici
La malaugurata ipotesi dell'inabissamento della Concordia e dell'impossibilità di recupero
del relitto determinerebbe gravi conseguenze di ordine ambientale e sanitario, oltre che economico,
innanzitutto nell'area del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, ma anche nel Santuario per i
mammiferi marini (Pelagos), nonché, in ultima analisi, del bacino del Mediterraneo, quale mare
semi-chiuso; per non parlare della fuoriuscita del carburante con i suoi componenti più tossici
(idrocarburi aromatici, quali naftalene, benzopirene, fenantrene, ecc.). Nel tempo si verificherebbe
anche un graduale rilascio di altri inquinanti, quali metalli pesanti e composti organo-clorurati
contenuti nelle vernici, in oli lubrificanti, detersivi, materiali inerti.
Vari inquinanti, attraverso la catena alimentare, tendono ad accumularsi negli organi e nei
grassi di specie dei più diversi gruppi zoologici, molte delle quali, appartenenti a pesci, molluschi e
crostacei, sono di importanza alimentare.
Le conseguenze sull'ambiente marino degli inquinamenti petroliferi sono ben note. Per quanto potrebbe
verificarsi nelle acque del Giglio, in primo luogo è da considerare che il carburante
che potrebbe fuoriuscire dalla Concordia (2380 tonnellate contenuto in 23 contenitori di cui 17 di
IFO 380, più denso e vischioso del gasolio contenuto nei restanti), causerebbe gravi danni. I più
gravi si avrebbero nelle baie sabbiose, perché il petrolio tende a penetrare nel substrato dove
mantiene a lungo proprietà tossiche e la sua eliminazione da parte batterica è rallentata per carenza
di ossigeno; più rapida, invece, la degradazione sulle coste rocciose.
- Aspetti giuridici
Nelle acque di giurisdizione nazionale, laddove necessario, regole finalizzate ad una
navigazione in sicurezza, possono e debbono essere adottate.
In particolare, si ritiene necessario, come prime misure urgenti, nell'ambito delle attuande
politiche nazionali di pianificazione spaziale marittima e di gestione integrata della zona costiera:
- definire distanze di sicurezza obbligatorie in prossimità di aree di mare di particolare valenza
ambientale (isole minori, aree naturali protette, tratti di costa di particolare valore
paesaggistico), fatti salvi i casi di forza maggiore;
- adottare, laddove necessario, rotte di sicurezza in entrata e in uscita dai porti nazionali
caratterizzati da maggiore traffico passeggeri/merci;
- potenziare la rete VTMS (Vessel Traffic Monitoring System) della Guardia Costiera ai fini del
controllo della rotta, con possibilità di applicare sanzioni ai comandanti delle navi in caso di
violazioni delle regole di navigazione adottate.
- Conclusioni
Mareamico ha avuto modo di precisare, nelle corso delle passate Rassegne del Mare, che la
pianificazione spaziale marittima (PSM) e la gestione integrata delle zone costiere (GIZC) sono
riconducibili ad una stessa logica di pianificazione tendente a facilitare la coesistenza di attività
umane potenzialmente concorrenti all'interno di uno stesso spazio.
Evidenziando le problematiche nel sistema Italia, emerse in maniera ancora più evidente con
l'incidente della Concordia, si confermano le seguenti proposte:
1) - Che venga adottata quanto prima una programmazione e pianificazione degli usi degli spazi marino costieri e delle attività che in essi insistono;
2) - Che l'Italia si doti di una struttura amministrativa specificamente dedicata come, ad esempio, un comitato interministeriale per gli affari marittimi;
3) - Che siano individuate chiaramente le competenze decisionali, quindi gli attori che operano sulle zone marino-costiere con la definizione delle rispettive competenze, in un quadro di coerente e programmata interazione e integrazione, al fine di migliorare l'efficacia degli interventi, guadagnando in chiarezza e tempestività;
4) - Che venga promossa una coerente riorganizzazione dei dati, attraverso la istituzione di una rete di osservazione dell'ambiente marino costiero italiano;
5) - Infine, che l'Italia estenda la propria area di giurisdizione a mare, attraverso la dichiarazione di una propria Zona Economica Esclusiva, coerentemente a quanto previsto dal diritto internazionale e in linea con la Zona di Protezione Ecologica prevista con L. n. 61/2006, oltre alla definizione degli accordi di delimitazione della piattaforma continentale per quei tratti di mare in cui ancora non si è provveduto.

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